Per Monica e per me è stato così e mi ricordo quando, durante le nostre passeggiate sul belvedere di San Francesco, tra il Porto e Trentova, ci dicevamo con tenerezza che avremmo voluto un maschietto per lei ed una femminuccia per me.
Il buon Dio ha accolto la nostra preghiera e ci ha fatto dono di Mariagrazia e Domenico.
Parlare dei propri figli senza cadere nella retorica è abbastanza complicato così come realizzare un discernimento critico (nell'accezione positiva del termine) riguardo le loro persone.
Per il mio essere padre, i miei figli sono la speranza che domani la luce avrà di nuovo la meglio sul buio, sono la promessa rinnovata dell'impegno per il futuro, sono la vita che testardamente resiste nonostante venga continuamente violentata, banalizzata e negata, sono la motivazione che mi spinge ad utilizzare il "nonostante" e non il "purtroppo".
Essi sono l'aria che ti manca alla loro prima febbre, sono il terrore di avvicinarti alla culla per sentire se respirano, sono l'angoscia della prima uscita da soli, sono l'amarezza dell'inevitabile richiamo e punizione che prima o poi dovrai impartirgli, sono quel groppo in gola che ti viene quando sai che è giusto e necessario consentirgli di sbagliare.
Anche per Mariagrazia e Domenico gli anni della malattia di papà, fino ad arrivare a questi mesi in cui in covid ci ha devastati, non sono stati semplici. Devo però riconoscere loro di non essere stati per me causa di preoccupazione per i loro comportamenti.
Nel periodo in cui siamo risultati contagiati ho temuto per la loro tenuta psicologica, soprattutto a causa delle tante voci distorte sul mio conto. Sono state settimane terribili tuttavia, oggi, osservo con fierezza che i miei figli stanno superando egregiamente i mesi passati e con un bagaglio di esperienza che di certo tornerà loro utile nel prosieguo della loro vita.
Ecco, il loro futuro. Spesso mi sono interrogato su cosa avremmo dovuto fare, come genitori, per il futuro dei nostri figli. I primi pensieri vanno al lavoro, al cosiddetto "sistemarsi", a lasciarli nelle condizioni per poter fare le migliori scelte possibili. Se Mariagrazia, dopo aver conseguito la laurea in biotecnologie, ha un obiettivo chiaro, Domenico, ancora adesso, come dicevano i suoi insegnanti, vive in un mondo tutto suo (e io dico: beato lui) e non ha ancora deciso dove indirizzarsi.
Penso però che i nostri figli hanno anche loro un compito, di più, un dovere morale, ovvero sforzarsi di diventare ciò che davvero essi sono.
Mariagrazia e Domenico non saranno mai nostri e nonostante gli abbiamo donato tre vite, la loro personale e le nostre di genitori, essi sono altro rispetto a noi; non ci appartengono pur essendo il riflesso della nostra anima proiettato nell'eternità.
Tuttavia essi sono chiamati a portare a termine la missione di seguire e realizzare le loro aspirazioni.
Tuttavia essi sono chiamati a portare a termine la missione di seguire e realizzare le loro aspirazioni.
E se un giorno Monica ed io sapremo di essere riusciti ad accompagnarli in questo cammino potremo avere la gratificazione e la gioia di affermare che anche noi avremo visto realizzarsi la nostra aspirazione.
Mariagrazia e Domenico: lo stupore della vita.







