Ricordo che un giorno, anzi diciamo tutti i giorni, il telegiornale passava immagini di bambini stremati da guerre e carestie. Appunto uno di quei giorni mi avvicinai a don Remigio e gli dissi che da quando era nata mia figlia, ogni volta che in Tv o sui giornali passavano quel tipo di immagini, ero assalito dall'angoscia e dal dolore; era come se nei volti di quei bambini vedessi il volto dei miei.
Don Remigio si fermo un attimo, alzò lo sguardo e mi disse: "nella tua indignazione c'è la tua salvezza".
Sono passati circa vent'anni, le sofferenze che coinvolgono bambini e minori sono, se possibile, aumentate (solo l'appunto statistico del primato mondiale detenuto dagli italiani, per quanto riguarda il "turismo" sessuale minorile). Alla mia sensibilità di padre si è aggiunta quella di figlio. La malattia di papà e i pesanti acciacchi di mamma mi hanno messo in contatto con un microcosmo che non avrei creduto possibile nella nostra Nazione, dimensione che solo chi ha avuto oppure ha a che fare con la realtà della sanità pubblica, può comprendere.
Oggi, come allora lo dissi a don Remigio, l'indignazione non mi basta più, così come che in tale comportamento, possa trovare la salvezza dell'anima, per me credente.
L'indignazione è uno di quegli atteggiamenti e sentimenti che ti fanno capire che ancora vivi una dimensione di umanità. E' però solo un punto di partenza perché, se all'indignazione non segue altro che la presa d'atto di una certa realtà, secondo me va a farsi benedire pure la salvezza perché, per il credente, il giudizio non verterà su quanto di buono abbiamo eventualmente fatto ma sul bene omesso avendo avuto avvertenza e possibilità di farlo.
Il diritto alla salute, principio garantito dalla Costituzione, è uno di quei campi in cui, da parte del cittadino, da parte del cristiano, è oggi necessario un rinnovato interventismo a livello di sensibilizzazione delle coscienze ed affermazione del diritto stesso.
Il destinatario di tali azioni è senz'altro colui che ha ricevuto, nell'àmbito della struttura e delle dinamiche istituzionali, la responsabilità dell'organizzazione e della gestione del bene comune.
L'attuale configurazione della sanità pubblica, almeno quella che ho sperimentato io in questi anni, indipendentemente dall'efficacia dell'aspetto diagnostico e terapeutico, cancella la dignità non solo dei pazienti e dei loro famigliari ma anche di quel personale(medico, infermieristico e ausiliario) che ancora vive il proprio lavoro come una missione e si appresta alla propria professione con quel minimo di empatia che consente non solo di curare la malattia ma soprattutto l'animo delle persone.
Ed è per questo motivo che avverto la responsabilità di non poter tacere dinanzi allo scempio ed al disastro che si protrae ormai da decenni. Le eccellenze che pure esistono, anziché essere la regola, sono delle eccezioni che in molti casi sono tali in virtù dell'impegno dei singoli e nonostante norme farraginose, regolamenti maldestri e risorse sempre più esigue.
In "Lettera ad una professoressa", don Lorenzo Milani sosteneva:
«Ho
insegnato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne
tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia.»
Ecco, io credo che il primo passaggio sia questa presa di coscienza sulle comuni sorti, sia come singoli che come comunità.
Il secondo punto è quello di utilizzare la potenza dell'indignazione per richiamare alle proprie responsabilità intere classi dirigenti che, per raggiungere i propri obiettivi, si sono fatte soggiogare dalle dinamiche dei social network e dai guru della comunicazione, novelli sacerdoti del contemporaneo vitello d'oro dei "like", quasi a voler affermare che la bontà di una decisione o di un pensiero sia direttamente proporzionale al numero di coloro che li condividono.
Insomma noi abbiamo bisogno che la Politica si riappropri del suo ruolo e che i suoi interpreti facciano riferimento a quanto, per esempio sosteneva Alcide De Gasperi: «Un
politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla
prossima generazione.»
Ad ognuno di noi il compito di spingerli a riflettere, richiamarli ad una rivoluzione etica ed indurli ad un sussulto di fierezza in vista del bene comune.

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