Una di queste è Monica, mia moglie. Dal primo istante in cui incrociai il suo sguardo mi parve di conoscerla da sempre. Si tratta di quelle sensazioni che ti fanno capire che quel volto, quella persona, non sono sullo stesso piano di tutte le altre.
Nonostante un fidanzamento tribolato e litigioso, ci ritroviamo sposati da 27 anni, due figli splendidi e la condivisione di tanti momenti ed esperienze sempre intense e mai banali.
Anche l'ultima, terribile ma al tempo stesso esaltante, ha fatto emergere quanto di buono siamo riusciti a costruire nel corso del tempo.
In realtà da sei anni a questa parte ci è capitato di tutto e di più ma, di sicuro, è stata la malattia di papà a certificare la grandezza della persona che sta condividendo la sua vita con la mia. Non è stata infatti necessaria neppure una parola fra di noi, Monica ha abbracciato quella croce forse anche più di me. Un rapporto speciale il suo con mio padre, fatto di complicità, di servizio, di risate e amorevoli battibecchi.
Non poteva essere altrimenti tra due persone dal cuore immenso, malcelato dietro una improponibile scorza di insensibilità; e ringraziavo e ringrazio il buon Dio per aver posto sul mio cammino una simile donna.
Resteranno in me impressi per tutta la vita il luccichio degli occhi di papà quando parlavamo di Monica; così come mi hanno segnato per sempre, le lacrime che Monica ha versato per giorni quando papà ha concluso il suo cammino terreno.
Penso spesso al fatto che, durante il nostro matrimonio, non abbiamo mai litigato, al massimo qualche giorno in cui ognuno di noi ha avuto la necessità di restare in solitudine mentale. Ne ho parlato anche col mio direttore spirituale il quale non si è mai stupito: " si vede che oltre a volervi bene, sul vostro rapporto ci lavorate"; queste le sue parole.
Devo essere sincero, nel senso che occasioni di attrito ce ne sono state. Pensiamo però che, in genere, si litiga per due motivi ovvero per cose sciocche oppure gravi. Bene, dinanzi a fatti seri è preferibile, per prima cosa, affrontarli e risolverli. Per quelli sciocchi, chi si trova primo, conta fino a dieci e ci si accorge che non valeva la pena litigare.
A parte ciò, è abbastanza facile stare accanto a Monica perché è sempre stata una ragazza semplice, buona, disponibile verso la famiglia e verso i tanti che la scelgono come confidente; è una persona che ispira fiducia e non lesina mai consigli e solidarietà.
Ecco, Monica è l'ennesima dimostrazione che il caso non esiste e che ciò che nella vita ci accade, va inserito in un contesto temporale più ampio dell'immediato. La prova sta nel fatto che non avrei mai voluto fare il mio lavoro ma grazie ad esso ho avuto l'opportunità di entrare in contatto frequente con la ragazza di cui sarei diventato il marito.
E non ho dubbi nell'affermare che stare accanto a lei mi ha reso un uomo migliore perché ho potuto capire la realtà che mi circonda anche attraverso i suoi occhi e il suo approccio alla quotidianità: non è forse questo uno dei motivi fondamentali dello stare insieme, cioè quello di completarsi con l'altro nella reciprocità e nell'accoglienza delle differenze?
Oggi, dopo l'ennesima prova durissima che ci ha privato della presenza fisica di papà, abbiamo la serenità di aver fatto ciò che era giusto fare ma, ancor di più, di non averlo fatto per dovere ma per amore, amore verso i nostri genitori, amore incondizionato fra di noi.

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