Qualche tempo fa mi sono nuovamente imbattuto in un video che documentava l'eterno dibattito sul rapporto tra scienza e Fede. I protagonisti erano Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, e Margherita Hack, astrofisica di caratura mondiale.
Ad un certo punto la scienziata pronunciò una delle sue celebri frasi: "Non ho bisogno di Dio per comportarmi onestamente con gli altri".
Mi sono soffermato spesso a riflettere su questa affermazione e sulla conseguente domanda ovvero cosa distingue il "comportarsi bene" dei non credenti rispetto al "comportarsi bene" di coloro che professano una Fede, nello specifico dei cristiani.
Molto dipende dal punto di osservazione della questione. Solitamente si ragione dei termini degli effetti, vale a dire che in entrambi i casi il risultato è quello di essere persone per bene.
Altro significato se il presupposto preso in considerazione è la causa di quell'atteggiamento.
Il non credente ha come termine di riferimento al proprio essere una brava persona, una morale la cui formazione si basa su differenti realtà quali il contesto sociale, famigliare, culturale, perfino geografico in base al luogo di nascita o di residenza. Credo di poter affermare che siano fattori che possono avere notevoli variazioni in base ad innumerevoli varianti. La degenerazione o l'abuso di questi punti riferimento porta al relativismo etico che non ammette valori stabili e oggettivi in sede morale.
Per il cristiano, ancor di più per il cattolico, esiste un termine di riferimento immutabile che non è una idea, una filosofia o altro: la fonte di ispirazione è una persona, Gesù Cristo. Egli indica con la sua vita, concretamente, chiaramente ed inequivocabilmente le coordinate universali entro le quali ogni persona dovrebbe vivere: "Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri come Io vi ho amato" (Gv 13,34).
Per i giudei i comandamenti più importanti erano due: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze." (Dt 6,4-5) e "amerai il prossimo tuo come te stesso" (Lv 19,18).
Ad una lettura frettolosa sfugge l'essenza del "comandamento nuovo". La novità è invece evidente e chiara e sta proprio nella persona di Gesù Cristo che indica se stesso come termine di paragone per il "come" bisogna amare, ovvero arrivare anche al sacrificio della propria vita per gli altri, addirittura per i propri nemici.
Quel "come io vi ho amato" cambia la prospettiva dell'esistenza di chi decide di cimentarsi nel cammino del cristianesimo, porta a svuotare sé stessi per fare spazio al Signore, come ben illustra San Paolo: "e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Dunque non rendo vana la grazia di Dio; infatti, se la giustificazione viene dalla Legge, Cristo è morto invano." (Gal 2,20-21).
Quando dunque ci imbattiamo in una brava persona che dice di essere cristiano, siamo dinanzi a qualcuno il cui merito, se proprio vogliamo riconoscergliene uno, non sta nell'essere persona per bene quanto nell'aver incontrato Gesù Cristo, nell'averlo riconosciuto e nell'aver deciso di seguirlo.
Riguardo a me posso dire posso dire che lo sforzo di essere una brava persona è stata una costante fin da ragazzo. Non sempre ci sono riuscito, almeno fino a quando Cristo non si è posto di traverso sulla mia strada spingendomi a scegliere come proseguire, con Lui o senza (non contro) di Lui.
Scelsi a cuor leggero la sua sequela. Pieno di me stesso e presuntuoso, mi sentivo forte ed all'altezza per poter controllare la situazione e pensavo che la Fede fosse quel particolare che va a completare una qualsiasi opera.
Come mi sbagliavo!
Ed ora, dopo 35 anni da quella scelta e dopo aver fatto a sportellate con la vita e qualche volta a pugni pure con Dio che, nel corso del tempo, mi ha sbattuto in faccia tutte le mie umane miserie, in prossimità della fine del tunnel dell' esperienza degli ultimi mesi, posso affermare di essermi definitivamente avviato in un cammino di Fede convinto e consapevole. E' il secondo passo di un cammino del cui traguardo ho letto, sentito parlare e constatato in Gesù Cristo.
L'affascinante incognita è cosa troverò sulla mia strada prima di giungervi.

Nessun commento:
Posta un commento