Manca però il respiro e quel groppo in gola dà la sensazione di soffocarti da un momento all'altro: il dolore per la perdita di una persona cara è una realtà devastante, ancor di più quando inattesa, irrazionale come nel caso di bambini, adolescenti, giovani.
E' altresì vero che la sofferenza per la morte di un figlio, è una dimensione umanamente inaccettabile ed incomprensibile mentre dinanzi al fine vita di una persona anziana tutto sembra più sopportabile.
Anche a me, in passato, è capitato di commentare con umana pietà e rassegnazione l'epilogo del cammino terreno di persone nella cosiddetta terza e quarta età, quasi che l'essere avanti con gli anni rendesse meno doloroso il distacco fisico: come mi sbagliavo!
In verità non è possibile prepararsi del tutto ad una realtà ineluttabile come quella della morte di un affetto.
Parlo naturalmente della mia esperienza ma credo che sia comune a tanti di coloro che mi leggono.
Nel caso della morte dei miei fratelli la mia mente, per difendersi e continuare a vivere, ha cancellato tutto, cosicché non ricordo più in che anno è accaduto come neppure la loro età. L'unica reminiscenza è che tutto si è consumato in nove mesi.
Nel caso di papà non è andata così e non passa giorno in cui non ci sia almeno un pensiero per lui ed un'immagine che me lo faccia tener presente.
Avrei voluto la possibilità di stargli accanto ancora un pò, e poi ancora un poco così da poter godere di quel tempo magari non avuto in passato; assaporare con voluttà ogni singolo istante, rivivere insieme ricordi, sanare quelle ferite ancora aperte ed ignote all'altro.
E' curioso come si riesca a trovare il tempo per donarsi nella reciprocità quando, ormai, ci si rende conto che ne resta pochissimo.
E quando avviene il distacco, e il dolore ti lacera l'anima e la sofferenza ti cambia anche fisicamente, vorresti trovare un'oasi di pace tentando di allontanare ciò che ti ricorda quella persona che materialmente non ti è più accanto.
Vorresti fare a meno del dolore ma poi ti accorgi che è il dolore stesso a mantenere una sorta di legame, anche fisico, con chi concretamente non c'è più.
Si va incontro ad un processo (lento ma inesorabile) che partendo dal rifiuto di quanto accaduto ed al rigetto della sofferenza, attraverso una serie di decantazioni ed elaborazioni, trasforma il deserto del dolore, abitato da rimpianti e rimorsi, in terreno fertile dove fioriscono i fiori del ricordo ed i frutti delle esperienze condivise che rendono agli avvenimenti un senso che matura lentamente giorno dopo giorno.
Questa straordinaria dinamica consente di percorrere la strada della serenità che offre l'opportunità di imparare a convivere con la mancata presenza fisica dei nostri cari.
Come credente mi aggrappo alla roccia della Fede, faro nella tempesta e dimensione molto più concreta di quanto si possa credere.
Questa straordinaria dinamica consente di percorrere la strada della serenità che offre l'opportunità di imparare a convivere con la mancata presenza fisica dei nostri cari.
Come credente mi aggrappo alla roccia della Fede, faro nella tempesta e dimensione molto più concreta di quanto si possa credere.
E' grazie alla Fede, proposta di Dio che, nella nostra libertà ed autonomia, possiamo accogliere o rifiutare, che scaturisce la Speranza. E la Speranza è quella prospettiva che consente di elaborare e trasfigurare la sofferenza, di trasformare i "purtroppo" in "nonostante" perché per quanto possa essere lunga e buia la notte, per quanto possa essere dolorosa la via della croce, alla fine di ogni Golgota c'è sempre la luce della resurrezione.

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