martedì 2 giugno 2020

FELICITA'

Non so perché, ma qualche settimana fa mi ritrovai a riflettere su quella che credo sia la massima aspirazione di ogni Uomo: la felicità.
E' evidente che i pensieri sono influenzati dal periodo in cui vengono elaborati e, dunque, mi interrogai se fosse stato il momento opportuno, dopodiché, considerato appunto il periodo, rimasi alquanto timoroso.
Alla fine mi lasciai trasportare dalla curiosità e dall'istinto e, per un pò, ho ragionato con me stesso consapevole sì, che un tema come questo non si può esaurire in pochi giorni di riflessioni, ma tuttavia convinto dell'opportunità di fare un'istantanea che, probabilmente, mi tornerà utile in futuro.
E allora la mente ha cominciato a ripercorrere la vita dei miei genitori, la mia, quella vissuta con la mia famiglia, le vicissitudini del nostro lavoro e della nostra comunità parrocchiale. Vita comune a tante persone che con dedizione e sacrificio si adoperano per portare avanti il proprio progetto tentando di restare fedeli ai princìpi ed ai valori che si sono dati, spesso nel silenzio e nell'anonimato. 
Quando si tratta di ricordare il passato non esiste un metodo, una priorità comuni a tutti; c'è chi mette in evidenza il bello, chi parte dalle cose brutte, chi, addirittura, vive l'esperienza del "reset" ovvero, per evitare il "crash", il cervello cancella preventivamente dalla memoria le esperienze che potrebbero causare forti danni all'equilibrio psicofisico dell'individuo.
A me è capitato, cosicché non ho alcun ricordo, neppure le date ed il collegamento storico del periodo in cui i miei fratelli, Rino e Antonio, conclusero il loro cammino terreno; l'unico barlume rimasto  è che tutto avvenne in meno di un anno.
Questa sorta di viaggio nella memoria mi ha portato a ricordare, com'è giusto che sia, momenti angosciosi ed altri esaltanti, gioie e dolori sperimentati nella mia famiglia di origine, in quella personale, in quella di elezione.
Ad esser sincero mi sono ricordato di più delle brutte esperienze e tuttavia non ho potuto fare a meno di constatare che, per qualche motivo insondabile e razionalmente incomprensibile, ad oggi posso dire di esser stato e di essere felice.
Ma come può essere possibile?
Naturalmente la mia non può che essere una lettura da credente, anzi da cristiano.
E' la Fede che rende l'opportunità di trasfigurare la sofferenza. E' la stessa Fede, in una Persona non in un'idea, che dona Speranza. E' ancora la Fede che fa capire che gli unici due ostacoli alla felicità sono il non essere amati e, ancor di più, il non amare.
E quindi, la fotografia che scatto alla felicità in questo momento della mia vita, è che la felicità non è altro che un raggio di luce che squarcia l'oscurità, la felicità è amare.

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