Un concetto ha accomunato la maggior parte di questi colloqui; tantissimi si congedavano dicendomi di essere persuasi dell'inadeguatezza ed inutilità delle parole dinanzi alle vicende drammatiche che mi avevano travolto.
Ecco, io non sono d'accordo.
Spesso mi sono fermato a riflettere sul fatto che abbiamo due organi per ascoltare ed uno per parlare. Per ascoltare non dobbiamo fare sforzi particolari ed allo stesso modo le orecchie sono sempre aperte per accogliere suoni e rumori dell'ambiente che ci circonda, anche di notte quando riposiamo. Insomma, si ha l'impressione che siamo fatti più ascoltare che per parlare.
Perché allora la parola è così importante?
Spesso mi sono fermato a riflettere sul fatto che abbiamo due organi per ascoltare ed uno per parlare. Per ascoltare non dobbiamo fare sforzi particolari ed allo stesso modo le orecchie sono sempre aperte per accogliere suoni e rumori dell'ambiente che ci circonda, anche di notte quando riposiamo. Insomma, si ha l'impressione che siamo fatti più ascoltare che per parlare.
Perché allora la parola è così importante?
La parola è il primo reale messaggero che parte dalla persona e fisicamente si incontra con l'altro. Racconta i pensieri di chi sta parlando e, anche quando non ci si vede, ne lascia trasparire le emozioni. E' la prima materializzazione dei sentimenti che vengono elaborati per poi essere comunicati all'altro.
La parola partecipa alle gioie ed ai dolori di chi incontriamo; può essere sale oppure unguento sulle ferite di chi ascolta.
La parola ha un peso, uno spessore, sia per chi la esprime che per chi ne è destinatario, genera per entrambi delle conseguenze.
Se è vero che alcune parole hanno acuito il mio dolore, ancor di più quelle di affetto di decine e decine di persone sono state il balsamo che lo ha alleviato.
Quale realtà rende però verace la parola e ne sostiene l'efficacia nell'incontro con l'altro?
Ancora una volta è l'amore, secondo la dinamica che non è tanto importante ciò che si fa o ciò che si dice, quanto la motivazione che ci spinge a farlo.
Ancora una volta è l'amore, secondo la dinamica che non è tanto importante ciò che si fa o ciò che si dice, quanto la motivazione che ci spinge a farlo.
Il cristiano, nella Bibbia, si imbatte immediatamente con questa realtà cosicché fin dai primissimi versetti, in Genesi, lo scrittore sacro illustra l'importanza e la concretezza della parola. La creazione avviene attraverso il parlare del Signore a partire da Gen 1,3:
Dio disse:"Sia la luce!" fino ad arrivare, con i 7 successivi "Dio disse", in un crescendo emozionante, alla creazione dell'Uomo che viene sublimata in quella meraviglia che è prologo del Vangelo di Giovanni.
Dio disse:"Sia la luce!" fino ad arrivare, con i 7 successivi "Dio disse", in un crescendo emozionante, alla creazione dell'Uomo che viene sublimata in quella meraviglia che è prologo del Vangelo di Giovanni.
Dunque le parole non sono inadeguate o inutili; non lo sono in queste circostanze, non lo sono se davvero sono l'araldo del nostro cuore.

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