domenica 28 giugno 2020

L'OPPOSTO DELL' AMORE

In 18 anni non ho ancora ascoltato don Bruno esprimere un' omelia banale o scontata; al massimo, in rarissime occasioni -si contano sulle dita di una mano- qualche riflessione dettata dalla stanchezza fisica.

Stamattina, dinanzi ad un brano del Vangelo tutt'altro che semplice (Mt 10,37-42) ha proposto una chiave di lettura arguta e praticabile.

E sì, perché quando ti si viene a dire:"Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me, etc", la coscienza e le tue certezze vengono scosse alla base. Umanamente come è possibile amare qualcuno o qualcosa più di un genitore e, ancor più, di un figlio?

Ecco dunque che don Bruno, con una semplicità disarmante, ti apre un orizzonte differente. Non si tratta di togliere amore alle persone care o agli altri quanto, piuttosto, sforzarsi di innalzare l'amore verso Dio.

Questo passaggio ha confermato una riflessione personale che coltivo da anni e che in questi mesi si è rafforzata: secondo me il contrario dell'amore non è l'odio ma la disperazione, al massimo l'odio può essere una conseguenza di quest'ultima.

Mi sono chiesto come mai, nonostante gli ingiusti attacchi e le gratuite violenze subìte, sono riuscito a non coltivare l'odio; ho cercato anzi di capire i motivi che avessero spinto qualche persona a tali atteggiamenti, diciamo così, sopra le righe.

La risposta che mi sono dato e di cui stamane ho avuto conferma è che non ho avuto tentennamenti e cedimenti che mi potessero portare alla disperazione.

In ogni istante ho sperimentato la Fede, quella che genera la Speranza; ho vissuto la solidarietà, quella vera che può scaturire solo dall'amore, ho percepito di non essere stato abbandonato ne da Dio ne dalle persone.

E' lo spessore della propria risposta alla proposta di Fede del Signore che rende la possibilità di restituire in egual misura intorno a noi, l'amore che da Lui riceviamo. Più amiamo Dio, più siamo disposti ad amare i nostri cari e chi incontriamo sul nostro cammino.

Ed esiste anche una sorta di prova del nove a tutto ciò e si chiama "perdono".

Il perdono è la massima espressione dell'amore e tanto più siamo disponibili ad incamminarci in un percorso di perdono in realtà di peso, tanto più significa che stiamo amando e tanto più siamo in sintonia col Padreterno.

Anche Cristo in croce è stato tentato dalla disperazione(Dio mio perché mi hai abbandonato), quasi a confermare che essere isolati e abbandonati, davvero sia la vera tragedia dell'essere umano; anche in quel caso la via d'uscita di Gesù non è l'odio ma l'estremo gesto d'amore di affidarsi alla volontà del Padre.

Mi è capitato tante volte di chiedermi se Giuda Iscariota soffra le fiamme dell'inferno o goda della gloria dei santi. Mi piace pensare che anche lui abbia potuto godere della misericordia di Dio e che se pure sia al cospetto del demonio non è dovuto al fatto di aver tradito o Gesù o che si sia suicidato, quanto al fatto di aver disperato fino all'ultimo istante della sua esistenza della possibilità del perdono e dunque dell'amore da parte di Dio.

E' dunque la disperazione l'opposto dell'amore ed ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte affinché per ognuno ci sia sempre uno spiraglio di luce che apra alla Speranza.



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